La Latitudine di Posa o di Esposizione

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La latitudine di esposizione o di posa (espressa in stop fotografici) indica la capacità dell’emulsione di una pellicola fotografica o di un sensore di tollerare più o meno gli errori di esposizione (sia sottoesposizioni che sovraesposizioni). La latitudine di posa corrisponde quasi completamente alla gamma tonale che la nostra macchina/pellicola può rappresentare.

Le pellicole fotografiche ed i sensori non sono in grado di registrare tutta la gamma tonale che il nostro occhio è in grado di percepire: se osserviamo una foto molto contrastata, ci rendiamo conto come le parti molto chiare e le parti molto scure sono prive di dettagli, mentre il nostro occhio, dal vivo, non ha questo problema.

Ogni pellicola o sensore ha un range di “funzionamento” entro il quale è in grado di restituire un’immagine fedele all’originale, range che viene appunto chiamato latitudine di esposizione. La Latitudine di Esposizione, soprattutto nelle pellicole molto sensibili, è ampio quando si scatta in bianco e nero. Vale il contrario con le diapositive: in questi casi la latitudine di esposizione è molto più piccola per cui il fotografo deve valutare con attenzione la scena che intende riprendere.

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E nei sensori? I sensori, per come sono stati “progettati”, hanno una latitudine di esposizione simile a quella delle pellicole sensibili (senza differenza tra colore e bianco e nero) e questa è tanto più grande quanto più “importante” è la reflex che stiamo usando, con un distinguo legato alla tecnologia del sensore stesso: un sensore CCD ci restituirà una foto con maggior contrasto la minore latitudine di posa mentre un sensore CMOS fornirà una foto con un constrasto più morbido ma con una latitudine maggiore. Occhio anche ai formati di salvataggio: JPEG, comprimendo, tende a ridurre gli stop della latitudine di posa!

Volendo provare a schematizzare la differenza di latitudine di posa tra differenti supporti, potremo ottenere una tabella del genere:

TipologiaLat. posa min.Lat. posa max.
Pellicola per diapositiva45
Pellicola negativa a colori56
Pellicola negativa B/N610
Sensore CCD68
Sensore CMOS812

La Latitudine di Posa della scena. Come conoscerla?

Per capire se possiamo effettuare una foto senza perdere informazioni,  dobbiamo fare una serie di esperimenti su di una scena a forte contrasto:

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  • Individuiamo  l’oggetto più luminoso e che abbia una certa trama (quindi non totalmente bianco). Facciamo una misurazione esposimetrica (a spot, ricordate di settarlo correttamente sulla macchina). Segniamoci i dati (tempo e diaframma).
  • Individuiamo  l’oggetto più scuro e che abbia una certa trama (quindi non totalmente bianco). Facciamo una misurazione esposimetrica (a spot, ricordate di settarlo correttamente sulla macchina). Segniamoci i dati (tempo e diaframma).
  •  A questo punto confrontiamo i dati. Ipotizzando che nel primo caso si è ottenuta una misurazione f/8 – 1/500 e nella seconda f/5.6 – 1/60, avremo una Latitudine di posa della scena (tra luci ed ombre) di 4 stop di cui 3 sui tempi e 1 sul diaframma.
  • Confrontiamo la latitudine di posa ottenuta con quella della nostra macchina fotografica: se è inferiore, scattiamo senza problema.

Come calcolare la latitudine di posa della nostra macchina reflex

Se proprio non vi fidate dei dati forniti dal produttore della vostra reflex, esiste un metodo semplicissimo per calcolarla “a mano”.  Prima di tutto, puntualizzo che per fare questo test un cavalletto sarebbe l’ideale. Se poi ci fosse anche un esposimetro esterno, il tutto sarebbe semplificato.

Settiamo la nostra macchina fotografica sul valore di sensibilità standard: in molte reflex tra cui la Nikon D3000 e D5000, D31000 e D5100 questo valore è pari s ISO 200. Disattiviamo ovviamente il flash. Impostiamo la macchina sulla priorità di diaframmi e selezioniamo f/8. Salviamo la foto in RAW ed attiviamo o l’autoscatto o usiamo un remotizzatore di scatto.

Sistemiamo un pannello grigio al 18% oppure un foglio di carta a righe dinanzi all’obiettivo. Illuminiamo il foglio/pannello in maniera uniforme come per esempio con un faretto esterno.

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Leggiamo il valore del tempo corrispondente ai parametri settati.

Passiamo in manuale. Partendo dal valore di tempo letto in precedenza (supponiamo 1/8) facciamo 7 fotografie raddoppiando il tempo: 1/4s – 1/2s – 1s – 2s – 4s – 8s – 15s. Quindi facciamone altre 7 dimezzando il tempo: 1/15s – 1/30s – 1/60s – 1/125s – 1/250s – 1/500s – 1/1000s.

latitudine di posa
Esempio di scatti effettuati a tempi differenti

Le prime 7 foto saranno sempre più sovraesposte mentre le seconde sette sempre più sottoesposte. Ogni scatto si differenzia dal precedente di 1 stop. In soldoni, abbiamo effettuato un totale di 15 scatti (compreso quello iniziale) su un range di 15 stop.

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Apriamo le foto sul pc e analizziamole: le linee del foglio di carta o quelle sul cartoncino 18% scompariranno nel nero o nel bianco a partire da una determinata foto. Segnatevi le ultime due foto (delle due sequenze) in cui le linee sono ancora visibili. La Latitudine di esposizione della vostra macchina sarà data dalla somma di 1 (la foto di riferimento iniziale) + numero pose visibili scala “raddoppio” +numero pose visibile scala “dimezzamento”.

Con la D5000 riesco a vedere le linee con la foto a 1s (+3 stop) e a 1/1000s (-7 stop). Per cui la latitudine di esposizione della mia macchina è 3 +1 + 7= 11 stop.

Occhio che ho ottenuto anche una seconda informazione molto importante: la mia macchina (e buona parte delle reflex) ha problemi a gestire le luci rispetto alle ombre. E’ quindi più facile bruciare le luci e quindi, in post produzione, difficilmente potrò fare qualcosa.

latitudine di posa
Expose to the Right

Per questo motivo, quando si scatta, sarebbe  norma sottoesporre leggermente la foto (la macchina fotografica già lo fa di suo). Ciò ci permetterà in fase di post produzione di recuperare esposizione e non trovarci con luci bruciate, quindi non più recuperabili. Ovviamente il tutto dipende dal tipo di scena che ci troviamo dinanzi: non esagerate nel farla scura o chiara, vi ritrovereste situazioni non più realistiche. La soluzione è sempre nel mezzo, soprattutto l’importante è che, una volta scattata la foto, andiate a vedere il suo istogramma: se l’istogramma (leggi qui l‘articolo di riferimento) non presenta picchi a destra o sinistra siamo a posto e possiamo addirittura aumentare la sovraesposizione di 1 stop (sovraesporre è meglio di sottoesporre per ottenere una buona resa della foto).

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 Ma allora sottoesporre o sovraesporre? Gli americani direbbero che il miglior modo per ottenere una foto realistica è  “expose to the right“, ovvero esporre a destra. Ciò significa che, quando scattiamo una foto, dovremmo fare in modo che la maggior parte dei pixel sia nella parte destra dell’istogramma evitando ovviamente il fuori scala.
La foto risultante sarà ovviamente sovraesposta e questo è l’effetto che volevamo in quanto, in fase di post processing, potremo andare a ridurre l’esposizione di qualche stop. Effettuando questa riduzione (provare per credere!) in fase di post processing invece che in fase di scatto, otterremo una gamma dinamica più ampia. Quindi la foto sarà “migliore”.