I filtri di conversione e correzione del colore

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Premessa: i filtri di conversione sono pressoché inutili nella fotografia digitale, in quanto la loro funzione è assolta direttamente dal sensore. Le correzioni cromatiche possono infatti effettuarsi tramite le opzioni della macchina fotografica così come è possibile applicare digitalmente un filtro colorato. Differente era ed è il caso della pellicola dove questi filtri svolgevano un ruolo fondamentale.

Quando si riscalda un qualunque metallo di colore nero, si otterrà da quest’ultimo un’emissione di una radiazione elettromagnetica. Più sarà alta la quantità di energia termica con cui riscaldiamo il metallo, più alta sarà la frequenza di questa radiazione. E questa frequenza crescerà fino a raggiungere l’infrarosso, quindi la banda del visibile (avete presente la lampadina ad incandescenza?), poi l’ultravioletto e così via. Visivamente vedremo il metallo cambiare letteralmente colore: rosso, arancione, giallo, azzurro, bianco.  Il colore del metallo a quella data temperatura è chiamata temperatura di colore ed è misurata in gradi Kelvin (K). La misurazione, per i curiosi, si effettua con un termometro particolare il cui nome è untermocolorimetro.

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Le pellicole fotografiche sono tradizionalmente tarate per fornire una risposta ottimale ad una sola determinata temperatura: esistono le pellicole diurne (5600K), le pellicole da interno (3200K) più alcune variazioni legate a particolari applicazioni (pellicole da usarsi al tramonto per esempio).

Usare una di queste pellicole in un ambito differente dal “target” significa aggiungere delle dominanti cromatiche all’immagine finale. Assolutamente da evitare, come situazione. Ad esempio, se la luce ha una temperatura maggiore di quella per cui la pellicola è stata progettata, ci troveremo una dominante azzurra. Al contrario, se fotografiamo di sera con una pellicola diurna, la nostra foto sarà rossastra.

Per ovviare a questi problemi, sono stati creati  i filtri di conversione e correzione colore.

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I filtri di conversione colore “convertono” la sensibilità della pellicola, spostandola da una temperatura ad un’altra. I filtri di correzione colore, invece “compensano” le dominanti cromatiche.

Nel caso dei filtri di conversione abbiamo per esempio il filtro Wratten 80A la cui caratteristica è quella di permettere l’uso di pellicole diurne in presenza di luce artificiale (in pratica compensano le dominanti gialle e rosse delle luci artificiali) o il filtro Wratten 80B che al contrario permette di usare pellicole da interni durante il giorno, compensando le dominanti azzurre. Di seguito i principali filtri esistenti:

  • —80A – È un filtro blu, serve per usare le pellicole a colori tarate per la luce diurna (5500K) in condizioni di luce artificiale (3200K). Elimina dunque la dominante rossastra che si avrebbe altrimenti.
  • —80B – Come l’80A, solo che “adatta” la pellicola per luce diurna alla luce di illuminatori e lampade a 3400K.
  • —81B – Permette di utilizzare pellicola diapositiva con la luce dei flash o delle lampadine.
  • —82A – “Adatta” la pellicola diapositiva per luce artificiale alla luce di 3400°K.
  • —85A-85B – Si adoperano per usare in esterni in luce diurna senza dominanti le dia tarate per 3200K e 3400K. Sono di colore ambra.
  • —FLD-FLB – Anche questi sono filtri di conversione, di colore magenta, e servono per correggere le dominanti verdastre spesso causate dalle luci fosforescenti (neon).

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Molto più complessa la situazione con i filtri di correzione del colore: per correggere una particolare dominante cromatica, dovremmo sapere con precisione qual’è. E quindi applicare quel determinato filtro sull’ottica: un po’ costoso considerando che oltre a dover avere tanti filtri colorati, dovremmo anche avere un costosissimo termocolorimetro  (per determinare appunto la dominante). La soluzione “media” è quella di usare un ristretto numero di filtri (che corregge abbastanza, non del tutto!) e decidere ad occhio (e con l’esperienza) quale montare di volta in volta.

I differenti tipi di filtri colorati esistenti

Ecco di seguito una serie di correzioni che possono essere ottenuti con l’ausilio di questi filtri colorati, in differenti momenti della giornata e quando, appunto, si utilizzano delle pellicole tarate per una luce completamente differente da quella presente.

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Nelle tre serie di fotografie si è usata una pellicola diurna quando il sole è molto basso, quindi la dominante principale è il rosso. Come si vede, senza filtro la foto assume un colore decisamente surreale.

In particolare, considerando i differenti colori dei filtri, bisogna ricordarsi che:

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Il filtro Schiarisce Scurisce 
giallo giallo, arancio violetto, azzurro 
verde verde arancio, rosso 
arancio arancio, rosso azzurro, verde 
rosso rosso azzurro, verde 
blu azzurro giallo, arancio, rosso 

 

Il fattore filtro.
Attenzione, quando si usano questi filtri, al fattore filtro, ovvero alla capacità o meno di far passare certe lunghezze d’onda bloccandone altre. Normalmente il fattore filtro è scritto sulla montatura della lente ed è direttamente legato ad un decremento della luminosità complessiva.

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Se abbiamo per esempio un fattore-filtro di 2X, significa che il nostro filtro elimina la metà della luce (perdiamo 1 stop), 4X fa passare 1/4 della luce (2 stop persi), 8X fa passare 1/8 della luce (quindi perdiamo 3 stop) e così via. Il fattore filtro è fondamentale in quanto l’esposimetro non è in grado di fornire una risposta lineare a tutte le frequenze (fa una media): ciò significa che probabilmente interpreterà male la quantità di luce che giunge al sensore, rischiando di farvi fare una foto sovra o sottoesposta. Provvedete quindi manualmente a compensare l’esposizione in funzione del numero degli stop necessari.