Formato di salvataggio: RAW vs JPEG

Le fotocamere digitali, anche le compatte di alto livello, permettono di scegliere il formato in cui effettuare il salvataggio delle immagini catturate nonché la qualità del salvataggio stesso (nel caso del formato Jpeg).

Il formato JPEG è sicuramente il più comune in assoluto: questo formato applica alla fotografia una compressione a perdita di livello variabile. Ciò permette di scegliere il giusto compromesso tra dimensione del file e qualità della foto. Il JPEG supporta i colori a 24 bit. Il formato JPEG è il formato “definitivo” della foto: se infatti avete intenzione di lavorare in post processing su di un JPEG, sappiate che aumenterete la perdita di qualità della foto in questione in quanto il JPEG effettua una nuova compressione ogni qual volta effettuate un salvataggio. Ogni salvataggio toglie quindi qualità all’immagine finale: se non avete altri formati a disposizione, la prima cosa da fare è convertire il file in un formato lossless quale il TIFF o il PSD (Photoshop).

L’altro formato molto comune tra le reflex, le compatte di alto livello (intendo Canon G12 o le nuove Nikon 1), le mirrorless ed alcune macchine bridge è il formato RAW : il file RAW (dimensionalmente molto grande) contiene tutti i dati grezzi così come sono stati catturati dal sensore della fotocamera. Per associazione d’idea, potremmo dire che il Jpeg corrisponde alla fotografia finale mentre il RAW è più assimilabile al negativo nell’era della pellicola.

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Sempre per evidenziare le differenze tra JPEG e RAW, consideriamo l’iter fotografico dallo scatto in poi:

  • Il sensore raccoglie i dati dei fotositi e li converte da analogico a digitale
  • Questi dati vengono salvati all’interno di un buffer di memoria pronti per essere esportati sulla memoria di massa o lavorati. In questa fase il file è un RAW.
  • Il processore della macchina fotografica legge i dati RAW ed effettua il “demosaicing” per individuare il giusto colore e brillantezza dei singoli pixel.
  • Il processore applica le impostazioni che abbiamo settato sulla macchina fotografica quali risoluzione, qualità dell’immagine, bilanciamento del bianco, livello di nitidezza, contrasto e così via.
  • Il processore applica la compressione JPEG che abbiamo specificato e muove l’immagine nella memoria di massa.

Facile intuire quale sia la differenza in termini di informazioni contenuta in un file RAW ed in un file JPEG. Considerate anche che non si deve mai parlare di un visualizzatore di file RAW bensì di interprete di file RAW: l’interprete in questione (Picasa di Google, CameraRaw di Photoshop, i programmi che ci vengono dati con la macchina fotografica) non fa altro che lavorare l’immagine grezza in vece del processore e ci permette di visualizzarla a video “come se fosse un jpeg” (passatemi il termine, anche se è inesatto).

Il file RAW, come si evince, contiene molte informazioni tanto da poter effettuare un postprocessing senza snaturare l’immagine ma come se avessimo applicato degli accorgimenti (bilanciamento del bianco ed esposizione) direttamente sulla macchina fotografica.

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Questo è possibile perché il formato RAW “cattura” i pixel codificati in 12 bit (4096 sfumature X 3 colori = 68.7 miliardi di sfumature totali) a differenza del JPEG che si limita ad 8 bit (256 sfumature X 3 colori, in totale 16.7 milioni di colori): la differenza di profondità di colore è abissale tra i due formati (e ben oltre quanto l’occhio umano può catturare).

Questo si traduce nella possibilità di modificare l’esposizione della macchina fotografica in fase di post processing di uno o due stop senza che l’occhio umano percepisca alcuna variazione. Idem per il bilanciamento del bianco. Ovviamente, perché le correzioni siano applicabili, è necessario che la fotografia sia esposta correttamente: occhio all’istogramma e fate in modo da evitare la presenza di picchi e di  fuori scala.

Ma allora, quale formato conviene? Non esiste un formato migliore: dipende sempre dall’uso che dobbiamo farne. Il RAW ha una enorme quantità di informazioni ma è enorme se paragonato ad un JPEG e non è pronto per essere usato: andrà sempre convertito. Il JPEG al contrario, a scapito di una riduzione di qualità, ci permette di avere un file molto più piccolo e pronto all’uso. A voi la scelta: molti fotografi, me compreso, preferiscono salvare sia in RAW che in JPEG (le reflex lo consentono). In tal modo lavoro solo le foto sui cui voglio mettere le mani, lasciando la versione JPEG (minima compressione, ovviamente) per le immagini che reputo definitive.

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RAW vs JPEG

Riassumendo le caratteristiche e le differenze dei due formati, possiamo affermare:

Un file Raw è …

  • Non è un file di immagine in sé (è necessario un software fornito dal produttore della macchina per leggerlo.
  • tipicamente un formato proprietario (con l’eccezione del formato di Adobe DNG che non è ancora ampiamente usato).
  • almeno 8 bit per colore – rosso, verde e blu (12-bit per la posizione X, Y). La maggior parte delle reflex memorizza a 12-bit di colore (36-bit per posizione).
  • non compresso (una fotocamera da 8 megapixel produrrà un file Raw da 8 MB).
  • formato totalmente lossless (nessuna perdita di dati).
  • maggiore gamma dinamica (possibilità di visualizzare luci e le ombre).
  • minore contrasto.
  • Non adatto per la stampa senza post-elaborazione.
  • sola lettura (tutte le modifiche vengono salvate in un file XMP di appoggio).
  • talvolta utilizzabili in un tribunale come prova – soprattutto in USA (cosa che non è possibile con i JPEG).

Un file  JPEG è …

  • un formato standard leggibile da qualsiasi programma presente sul mercato.
  • esattamente 8 bit per colore (12-bit per posizione).
  • compresso, con perdita di informazione (loss) .
  • relativamente piccole dimensioni del file (una fotocamera da 8 megapixel produrrà JPEG tra 1 e 3 MB di dimensioni).
  • scarso in gamma dinamica.
  • superiore in contrasto rispetto a RAW.
  • foto più nitide.
  • immediatamente adatto per la stampa, la condivisione, o pubblicazione sul Web.
  • non necessita di correzione nella maggior parte dei casi.
  • immediatamente manipolabile ma ad ogni salvataggio avviene una perdita di dati.
  • elaborati dalla fotocamera.

RAW vs JPEG: scattare in JPEG

Quando si scatta in JPEG, il software interno della fotocamera (spesso chiamato “firmware” dal momento che è parte dell’hardware all’interno della fotocamera) prende le informazioni dal sensore e le elabora prima di salvarle. In questa elaborazione avviene una perdita di colore e di dettagli.

L’attore principale in questo caso è il Discrete Cosine Transforamtion (o DCT), che divide l’immagine in blocchi (di solito 8 × 8 pixel) e determina ciò che può essere gettato via perché è meno percepibile all’occhio umano. Più alto è il rapporto di compressione, minore sarà la qualità del JPEG finale in quanto maggiori informazioni saranno gettate via in questa fase. Per rendere il concetto, supponendo che una fila di 24 pixel fosse dotata di 24 differenti tonalità, adesso con la compressione JPEG il numero di tonalità non saà superiore a 5 o 6.

La qualità di un JPEG scattato con una reflex digitale è di gran lunga migliore rispetto alla stessa foto scattata con una fotocamera point & shoot uscita nello stesso periodo. In più come accennato in precedenza, scattare fotografie in JPEG permette di salvare più velocemente le stesse sulla memoria della fotocamera, e quindi possiamo realizzare raffiche fotografiche più rapide.

RAW vs JPEG
più si salva in JPEG più informazioni si perdono!

RAW vs JPEG: scattare in RAW

Se si scatta in Raw, è il computer piuttosto che la fotocamera ad elaborare i dati e generare un file di immagine che abbia un formato riconosciuto dai programmi di visualizzazione.La ripresa in Raw vi darà molto più controllo su come l’immagine apparirà alla fine, oltre ad essere in grado di correggere alcuni piccoli errori che potreste aver commesso in fase di scatto, come ad esempio l’esposizione.

Per usufruire di questa possibilità dovete utilizzare un software proprietario (di solito fornito insieme alla macchina fotografica) o software dedicati come Camera Raw, fornito con Adobe Photoshop. Proprio grazie a programmi come Camera Raw diviene quasi immediato il controllo, la correzione e la conversione dei file da RAW a JPEG, TIFF, PNG o qualunque altro formato facilmente leggibile. Ogni variazione sul file come il bilanciamento del bianco, l’esposizione, il contrasto, la saturazione, correzione delle aberrazioni della lente, non produce perdita di dati.

Ovviamente l’immagine RAW apparirà meno bella di quella JPEG e questo è dovuto agli algoritmi che producono il JPEG stesso, ottimizzati oramai dopo svariati anni di sviluppo. Il file RAW è, ripeto, grezzo: potete ottenere lo stesso effetto del JPEG ma dovete imparare ad utilizzare i vari settaggi, o affidarvi alla conversione automatica. Inoltre, il file RAW varia a seconda della macchina fotografica (fotocamere Nikon sono generalmente considerate più nitide) e delle impostazioni utente usate sulla fotocamera.

Nomenclatura file RAW per produttore

  •  Nikon: NEF (Nikon Electronic Format)
  • Kodak: DCR (Digital Camera Raw)
  • Canon: CRW (Canon RaW)
  • Olympus: ORF (Olympus Raw Format)
  • Fuji: RAF
  • Minolta: MRW (Minolta RaW)
  • Epson: ERW (Epson RaW)
  • Foveon: X3F

Curiosità: se esiste una foto JPEG in bianco e nero (pardon, scala di grigi), lo stesso non può dirsi per il formato RAW. Questo conterrà sempre le informazioni colore, per cui il Bianco e Nero si potrà ottenere solo in fase di post processing.