A proposito di Etica nella fotografia – Parte 4

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Nuovo appuntamento con l’etica nella fotografia. Questa volta ci occuperemo delle fotografia di viaggio.

Potete trovare ai seguenti indirizzi le precedenti “puntate”: Parte uno, parte due, parte tre.

Fotografia di viaggio

Ci sono molte preoccupazioni etiche quando si tratta di fotografia di viaggio. Sfortunatamente, non ci sono regole o linee guida valide per tutti i paesi, o culture, tribù, gruppi e individui. Credo che noi, come fotografi, dovremmo fare una ricerca preliminare sulle culture, le religioni e le altre norme sociali prima di prendere decisioni su chi o cosa fotografare. Non rispettare regole molto specifiche fornite dalle autorità governative in paesi come la Corea del Nord potrebbe facilmente portarti in prigione, e se tu dovessi fotografare persone in particolari aree del Messico dove percepiscono le fotografie come qualcosa che ruba le loro anime, potresti facilmente finire nei guai. Le leggi, le norme locali dovrebbero sempre essere rispettate e noi, come fotografi, abbiamo la responsabilità ed il dovere di rappresentare correttamente tutti gli altri fotografi. Se alcuni di noi entrano di nascosto e infrangono le regole, sicuramente influenzeranno il resto di noi e l’opinione delle persone in generale nei nostri confronti.

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Prendiamo il caso recente di un adolescente tedesco che ha scalato la Grande Piramide di Giza, ignorando completamente la legge egiziana che lo proibisce in modo categorico. Arrampicarsi su strutture antiche in Egitto è proibito per una serie di motivi. In primo luogo, è molto pericoloso: nel corso di molti anni, i blocchi di pietra sono stati erosi e collassano, e molti turisti sono morti o feriti mentre tentavano di arrampicarsi. In secondo luogo, quei blocchi di arenaria non sono così resistenti come sembrano da lontano: immagina cosa succederà a quelle piramidi se tutti continueranno a scalarle. Non ci sarà più niente per le generazioni future da vedere e godere.

Etica nella fotografia
Andrej Ciesielski ha scalato illegalmente la Grande Piramide di Giza, nonostante le leggi locali che vietano l’arrampicata su strutture antiche.

Le persone hanno vandalizzato strutture antiche come questa per molti anni e oggi possiamo vedere chiaramente le prove. Anche in cima alla piramide di Giza, troverai una grandissima quantità di scritte in lingue diverse, fatte da persone (estremamente stupide, aggiungo) che volevano lasciare le proprie tracce nella storia. Personalmente ho pressoché nessun rispetto per persone di questo genere, ovvero persone che che infrangono la legge ma soprattutto la storia per promuovere se stessi. Lo stesso vale per i rooftoppers (quelli che si fanno selfie con i piedi penzoloni da altezze assurde, senza alcuna protezione dalle cadute), che fanno ciò che fanno solo per farsi auto-promozione, per ottenere “mi piace” o commenti sui social media. La maggior parte di loro ha zero rispetto per le leggi, i regolamenti, la proprietà privata o la privacy, molti di loro sono noti per rompere le serrature e camminare in aree chiuse.E non mancano anche i casi eclatanti di morti: l’ultimo caso è della scalatrice in bikini Gigi Wu (morta congelata dopo una caduta), famosa per farsi una quantità di selfie enorme in bikini sulle vette delle montagne (ma perché?).

A parte i casi sopra citati, ci sono molti altri fattori etici che dobbiamo considerare quando si fa fotografia di viaggio. È permesso fotografare le persone per soldi? Probabilmente avrete visto le immagini di pescatori con cormorani in barca, con le lampade in mano e le splendide montagne lontane sullo sfondo. Praticamente ogni singola di quelle foto è creata ad hoc. Che ci crediate o meno, esiste un intero esercito di questi pescatori, pronti a creare le scene che volete in cambio di denaro, in particolare nei paesi asiatici, dove il costo della vita è molto basso. Ora, non voglio biasimare i pescatori, costretti a cambiare “pelle”, in quanto in molti posti della Cina (ad esempio) la pesca intensiva ha di fatto consumato il pesce: mettersi a disposizione dei fotografi è per loro l’unico modo per portare qualche soldo a casa e quindi, sopravvivere. Ma dal punto di vita del fotografo? E’ etico per noi pagare per creare una foto? Non posso rispondere a questa domanda, ma bisogna riflettere sui pro e contro di tali azioni e su come influenzano le persone. È diventato comune in molte parti del mondo pagare le persone in cambio foto. In alcuni hotspot turistici molto popolari, le persone possono offendersi e persino diventare aggressive se gli si scattano  foto e ci si dimentica o ci si rifuta di pagarle.

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Una delle cose che dovrebbe essere sempre fatta dai fotografi, è chiedere un permesso prima di scattare foto. Questo vale per tutti i tipi di fotografia di ritratti, in particolare per la fotografia di strada. È accettabile fotografare persone senza chiedere il loro permesso, soprattutto se l’obiettivo è trarre profitto dalla vendita di tali immagini? Oppure è sempre necessario ottenere un’autorizzazione, anche solo verbale, prima di catturare un’immagine. molti obietteranno che nella fotografia di strada è l’attimo che conta..ma nulla vieta di chiedere a posteriori l’autorizzazione alla foto. E nel caso di diniego, basta cancellare quella già fatta.

Se si esplora il mondo interiore della fotografia di viaggio, ci sono un sacco di brutte storie da raccontare e ascoltare. Non avete idea di cosa i  fotografi sono stati capaci pur di ottenere delle foto che, per loro, facessero la differenza. Uno degli esempi più classici è la fotografia di modelle:  quanti sono i fotografi che pur di far spogliare le modelle sono disposti a pagare per il solo scopo di vederle senza veli? Anche questo: è etico?