A proposito di Etica nella fotografia – Parte 3

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Terzo appuntamento con l’etica nella fotografia. Potete trovare ai seguenti indirizzi le precedenti “puntate”: Parte uno, parte due.

Fotografia naturalistica

Gli esseri umani sono attratti dalla pura bellezza della natura selvaggia e misteriosa. Tutti noi sappiamo che la natura può presentarsi con colori vibranti e belli, specialmente durante le ore mattutine e al crepuscolo, e allo stesso tempo può davvero influenzare i nostri stati d’animo con giornate uggiose e nuvolose. Quindi, quando ci immergiamo in una fotografia con un paesaggio straordinario, facciamo sempre l’ipotesi di vedere la realtà: vogliamo credere che il fotografo fosse lì in quel preciso momento per catturare la bellezza naturale. Mentre possiamo fare supposizioni sulla natura finta delle fotografie delle celebrità nelle riviste, non facciamo praticamente mai ipotesi sulle immagini della natura. E questo perché vogliamo credere che la natura sia bella come ci viene presentata. 

Noi tutti consideriamo la natura come qualcosa di grezzo, innocente, qualcosa che non è stato corrotto dall’umanità. Nel momento in cui osserviamo una fotografia naturalistica che appare chiaramente non realistica, o peggio ancora, quando scopriamo che una fotografia che abbiamo percepito come reale in realtà non è, questa ci lascia con una sensazione di sfiducia nei confronti del fotografo. Ci sentiamo truffati. E non è difficile effettuare le modifiche in questione: basti pensare al cambio del colore del cielo o anche semplicemente all’uso intensivo dell’HDR. 

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uso etico della fotografia
jplenio / Pixabay

L’immagine qui di sopra è un esempio di ciò che sto dicendo: non esiste una tale scena in natura, o meglio non è una scena che si può presentare ai nostri occhi. In questo caso il fotografo ha deciso di enfatizzare tutti gli aspetti della foto, facendo si che la foto stessa appaia come “non vera”. Ma moltissimi fotografi usano l’HDR in modo mirato, al fine di rendere più bella o emozionante solo una parte della foto stessa.

etica della fotografia
Lee_seonghak / Pixabay

Un ulteriore esempio è la foto qui sopra: anche se è abbastanza chiaro che l’immagine è un composito, molte persone considerano quest’immagine come finta (un fake), in quanto si tratta dello stacking di più immagini al fine di ottenere una solo foto.

Quindi quale tipo di editing è eticamente accettabile nella fotografia naturalistica? Questa è la domanda da un milione di euro, ben difficile da rispondere. Nella fotografia di paesaggio, ritengo personalmente accettabile regolare l’esposizione, i colori, le ombre, i toni e il contrasto, il ritaglio delle immagini per una composizione migliore (non diversa!), nonché eseguire altre regolazioni fini, purché non facciano si che l’immagine appaia troppo irrealistica e falsa. Non sono nemmeno contro la fotografia HDR: si tratta in fin dei conti di una tecnica eccellente da utilizzare per recuperare dati che non possono essere catturati in altro modo dai moderni sensori di fotocamere, purché alla fine sembrino naturali. Non sono neppure contrario alle tecniche di fusione per far emergere dettagli da diverse parti della scena, purché non siano eccessivi. Infine, trovo anche accettabile rimuovere oggetti che distraggono dalla scena, sempre che la scena stessa non ne risulti stravolta.

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Ora che abbiamo fatto una carrellata sul tipo di editing che (personalmente) considero accettabile, parliamo delle pratiche di editing che al contrario non consiglierei di praticare.
Fondamentalmente, qualsiasi tipo di immagine composita, specialmente quelle in cui più immagini non correlate sono messe insieme per creare una scena drammatica che non sia mai esistita o che sia mai avvenuta, è qualcosa che considero inaccettabile. Quelle fotografie, o meglio “opere d’arte” (perché di fotografie non si può assolutamente più parlare, ma si opera d’arte si), non appartengono alla fotografia naturalistica o alle gallerie d’arte: hanno un posto tutto loro. Niente di male ovviamente nel creare questo tipo di opera, anzi. Ma a patto che sia resa evidente dal fotografo, sia attraverso l’immagine stessa, sia come parte della sua descrizione. Di nuovo, l’idea non è di indurre in errore le persone a credere in qualcosa che non esiste ma far vedere loro quanto bravo sia l’artista nel creare quella particolare opera.

Un altro problema etico è “il fare le foto”, piuttosto che modificarle. Ovvero il non rispetto della natura al fine di ottenere un’immagine. Pensate a tutti quelli che si fanno i selfie: sono tantissime le persone che se ne fregano della natura pur di ottenere una foto, un selfie in un punto particolare, troppo spesso chiuso alle persone per preservare la fauna e la flora. Purtroppo, la gente fa sempre questo tipo di cose idiote, pensando di fare qualcosa di bello (o…figo), mentre in realtà stanno distruggendo il paesaggio perché gli altri possano vederlo e goderne in futuro. Tali atti di vandalismo e di egoismo sono enormi problemi del nostro tempo, poiché non stiamo imparando a condividere la bellezza che ci circonda con le generazioni attuali e future, piuttosto stiamo distruggendola con il solo fine di ottenere un effimero ricordo digitale che probabilmente guarderemo solo alcune volte nel corso degli anni successivi.

Per quanto riguarda l’etica in campo naturalistico, un punto di riferimento per tutti è sicuramente il sito web della NANPA, dove potrete trovare una lunga discussione circa l’etica nella fotografia naturalistica e anche alcune linee guida che dovrebbero essere il fondamento per chi pratica questo tipo di arte. Ad esempio:

  • AMBIENTE: CONOSCENZA DEL SOGGETTO E DEL LUOGO: Impara modelli di comportamento animale. Non interferire con i cicli di vita degli animali. Non angustiare la fauna selvatica o il loro habitat. Rispetta le esigenze di routine degli animali. Usa le lenti appropriate per fotografare gli animali selvatici. Se un animale mostra stress, allontanati e usa un obiettivo più lungo. Familiarizza con la fragilità dell’ecosistema. Rimani su sentieri che hanno lo scopo di ridurre l’impatto. Non partecipare o sostenere l’uso di un mammifero vivo come esca per scopi fotografici. Cerca in anticipo il soggetto ed evita il rischio di danneggiarlo o disturbarlo.
  • SOCIALE: CONOSCENZA DI REGOLE E LEGGI: Se è il caso, informare i dirigenti o altre autorità della vostra presenza e lo scopo. Aiuta a minimizzare gli impatti sulla natura e mantenere la sicurezza. Impara le regole e le leggi del luogo. Se esistono distanze minime per avvicinarsi alla fauna selvatica, rispettatele. In assenza di autorità di gestione, usare il buon senso. Tratta la vita selvaggia, le piante e i luoghi come se fossi il loro ospite. Prepara te stesso e la tua attrezzatura per eventi inaspettati. Evita di esporre te stesso e gli altri a incidenti evitabili.
  • INDIVIDUO: COMPETENZE E RESPONSABILITÀ: Tratta cortesemente gli altri. Chiedi prima di unirti ad altri già fotografando in un’area. Informare con tatto gli altri se li osservi nel comportarsi in modo inappropriato o dannoso. Molte persone mettono inconsapevolmente in pericolo se stessi e gli animali. Segnala un comportamento inappropriato alle autorità competenti. Non discutere con quelli a cui non importa della natura ma segnalarli. Sii un buon modello, sia come fotografo che come cittadino. Educa gli altri con le tue azioni.