CCD vs CMOS: sensori a confronto

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Nell’articolo Il sensore fotografico ho parlato del cuore delle macchine fotografiche digitali: il sensore. Ed ho anche accennato al fatto che, sul mercato, esistano due tipologie di sensori:  CCD (Charge-Coupled Device) o CMOS (Complementary Metal-Oxide-Semiconductor).

Il primo sensore ad essere stato creato è quello CCD, più facilmente realizzabile: Willard Boyle e George Smith lo realizzarono nel lontano 1969. In questo tipo di sensore, in soldoni, la carica elettrica generata sul sensore dai fotoni viene trasferita alla circuiteria tramite pochi “nodi di uscita”. Quindi è convertita  in differenza di potenziale (parliamo di microvolt) ed infine esce dal sensore sottoforma di segnale analogico.

Nel caso del CMOS, invece, ogni singolo fotodiodo è accoppiato ad un convertitore (quindi l’energia viene subito trasformata in differenza di potenziale), riduttore di rumore, e circuiti di digitalizzazione. Ne deriva quindi che il segnale in uscita è di tipo digitale.

Vantaggi e svantaggi:

  • Il CCD realizza un’immagine ad alta qualità rispetto al CMOS
  • il CMOS è più suscettibile al rumore rispetto al CCD
  • il CCD consuma parecchia energia rispetto al CMOS (circa 3 volte di più)
  • Il CMOS, consumando meno, si surriscalda meno e introduce meno rumore dovuto alla temperatura rispetto al CCD
  • il CCD è più costoso del CMOS
  • il CMOS ha una complessità maggiore rispetto al CCD

Con il passare del tempo e l’avanzamento della tecnologia, i centri di ricerca delle grandi compagnie hanno continuato a migliorare in parallelo le due tecnologie: per i CMOS hanno puntato sulla qualità dell’immagine, per i CCD sul contenimento dei consumi. Il risultato finale è che, al momento, i due sensori sono equiparabili e utilizzabili senza alcuna differenza su tutte le macchine.

Sta infatti venendo meno quella che era la grande differenza che fino ad oggi si è vista: sensori CMOS su fotocamere consumer (le compatte)  e sensori CCD su apparecchiature professionali o Reflex. Al momento, controllando cosa si trova sul mercato, esclusivamente i dorsi digitali usano il CCD come sensore in esclusiva (la resa cromatica è ancora leggermente migliore). Tutte le grandi marche (Nikon e Canon anche) stanno introducendo entrambe le soluzioni sul mercato.

Caratteristiche
 CCD  CMOS
 Output del fotodiodo
 carica elettrica
 voltaggio
 Output del chip
 voltaggio (analogico)
 bit (digitale)
 Output della fotocamera
 bit (digitale)  bit (digitale)
 Presenza di rumore
 Bassa  Moderata
 Complessità del sensore
 Bassa  Alta
 Gamma dinamica
 Ampia  Moderata
 Uniformità  Alta  Da bassa a moderata
 Velocità raffica
 Da moderata ad alta
 Alta
 Precisione cromatica  Alta  Media

Proviamo adesso ad analizzare alcune differenze sostanziali tra i due tipi di sensori.

CCD vs CMOS: il consumo

Come accennato in precedenza, il CMOS, per il suo schema realizzativo, ha un costo energetico inferiore  rispetto ad un equivalente CCD: nel grafico di sotto viene riportata la differenza energetica nei differenti tipi di macchina fotografica.

Il minor consumo è definito dal fatto che trasferire una tensione (CMOS) non richiede potenza al contrario del trasferimento di una carica elettrica (CCD) dove deve essere mossa una massa. In più, a parità di canali del CMOS, al variare della sua dimensione non varia il consumo (ed i canali di uscita sono sempre costanti a meno che non si voglia spingere molto sulla già ottima velocità del processore). Nel caso del CCD invece, ad aumentare della dimensione aumenta il numero di elettroni da spostare e quindi aumenta il consumo energetico.

CCD vs CMOS - consumo energetico
consumo energetico: CMOS vs CCD

 

CCD vs CMOS: scarsa illuminazione

Nel caso di illuminazione fioca o scarsa, vince il CCD: l’amplificazione del segnale viene effettuata su tutti i segnali nello stesso momento mentre nel CMOS ogni segnale generato dal fotodiodo viene amplificato singolarmente (amplificatori mono pixel, in pratica). Ne deriva una maggiore precisione ed armonizzazione del risultato e quindi una foto con un po’ meno rumore nel caso del CCD.

Va anche aggiunto che gli amplificatori mono-pixel dei CMOS presentano un’ampiezza di banda limitata se confrontata a quelli dei CCD: la cosa è positiva in quanto, essendo in condizioni di scarsa luminosità il livello del segnale dell’illuminamento prossimo al livello del rumore di base del sensore stesso, il rapporto segnale/rumore del CMOS è migliore di quello del CCD che si traduce nella possibilità di impiegare ISO più alti.

I CCD, però, non avendo elettronica vicino ai fotodiodi, hanno una superficie fotosensibile maggiore: più luce catturata equivale a segnale elettrico più alto e quindi la necessità di un’amplificazione minore.

I CCD hanno anche un ulteriore grandissimo vantaggio: il pixel binning. In pratica è possibile “unire” quattro fotodiodi adiacenti per aumentare la sensibilità del sensore (di quattro volte, quasi). Questo si traduce ovviamente in una riduzione di risoluzione (di quattro volte) ma i risultati finali sono eccellenti in quanto un sensore CCD con il pixel binning attivo può fare foto con una luminosità ambientale drasticamente inferiore a quanto potrebbe fare un CCD o un CMOS. Questa tecnologia, costosa, è impiegata nei dorsi digitali.

CCD vs CMOS: velocità

Vincono decisamente i sensori CMOS: sono più veloci e permettono raffiche di foto più veloci. I sensori CCD hanno il problema di dover trasferire tutti i dati collezionati dai singoli pixel  verso il convertitore (da carica elettrica a differenza di potenziale)  l’amplificatore in modo da essere pronti a catturare una nuova immagine. L’amplificatore ed il trasformatore devono lavorare su una grossa mole di dati e questo ne inficia la velocità (l’amplificatore ed il trasformatore fanno insomma da collo di bottiglia). Nei sensori CMOS, invece, essendoci un convertitore ed un amplificatore per pixel, questi ultimi sono decisamente più efficienti in termini di velocità e non fanno da collo di bottiglia: ogni riga di fotodiodi può essere “letta” separatamente e memorizzata in quanto l’immagine è già pronta.

CCD vs CMOS

CCD vs CMOS: otturatore

I due sensori se la giocano alla pari anche se le strade seguite sono del tutto differenti. Il problema è ancora una volta legata alla velocità di trasferimento delle “immagini”  dal fotodiodo: mentre infatti avviene il trasferimento, la luce continua a colpire i fotodiodi aumentando quindi la carica elettrica. Il risultato è quindi un tempo di esposizione più lungo di quanto vorremmo. Per risolvere questo problema, nel CCD sono stati creati dei canali di trasferimento (tecnologia ILT): si tratta di una sorta di fotodiodo sempre schermato dalla luce. Il fotodiodo illuminato trasmette istantaneamente la carica elettrica al suo limitrofo schermato che si occuperà del vero e proprio trasferimento. Durante questa fase, quindi, non subirà la luce e quindi la carica elettrica rimarrà costante. Lo svantaggio è la riduzione dell’area fotosensibile in quanto ogni pixel è diviso a metà: metà area esposta alla luce e metà schermata.

Nei CMOS, per risolvere il problema (comunque inferiore, per la maggiore velocità di trasferimento), si è introdotto un transistor per ogni pixel tra il fotodiodo e l’accumulatore della carica. Tradizionalmente, ogni pixel ha tre transistor: questo permette di massimizzare l’area esposta alla luce ma crea di contro l’effetto classico del rolling shutter presente in una foto come questa.

CCD vs CMOS - rolling shutter
Il rolling shutter è un metodo fotografico in in cui un’immagine non è presa tutta nello stesso istante ma piuttosto effettuando una scansione verticale (o orizzontale) per linee di pixel dell’immagine stessa. Il Rolling Shutter entra però in contrasto con l’otturatore della macchina fotografica e l’effetto finale è appunto la creazione di distorsioni su oggetti in rapido movimento quale può essere la pala di un rotore.

CCD vs CMOS: artefatti luminosi

In alcuni casi può accadere che da una fonte molto luminosa si generi un’intera colonna di pixel bianca. In pratica gli elettroni in eccesso su di un fotosito si espandono a tutti i limitrofi impattando una colonna (accade di meno sulle righe essendoci, di lato ad ogni fotosito, il canale di trasferimento. Questo effetto è tipico del CCD e no è presente nei CMOS (dove tra i vari fotositi vi è una maggiore demarcazione dovuta alla presenza di altra elettronica).

CCD vs CMOS
CCD: effetto colonna di luce
CCD vs CMOS
CMOS: nessuna scia luminosa

CCD vs CMOS: esposizione parziale

Questa è direttamente legata al problema del rolling shutter e quindi è presente solo sui sensori CMOS: in alcuni casi ed a particolari velocità del flash, capita di fotografare solo una parte dell’immagine “in luce”, mentre l’altra rimane scura. Nelle macchine fotografiche attuali,  questo effetto non si riesce a vedere a meno di prendere dei costosissimi dorsi in quanto l’otturatore (che si muove anche lui con tendine) è nettamente più lento del sensore CMOS stesso: il risultato visibile è la parte di sopra illuminata mentre quella in basso totalmente nera.

CCD vs CMOS

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Fondatore di Fotografare in Digitale, ho sempre amato il mondo della fotografia e la possibilità di catturare un momento, un attimo, una sensazione tramite un semplice scatto. Nato come fotografo per caso quando misi le mani sulla mia prima Nikon D1, ho ampliato le mie conoscenze ed esperienze fotografiche, decidendo quindi di condividerle con chiunque fosse interessato alla fotografia. Sono un fotografo amatoriale di buon livello e continuo imperterrito a girare per le città con la fedele Nikon (ora una D800) appesa al collo.