Fotografia subacquea – la rivoluzione in un algoritmo

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Gli appassionati di Fotografia subacquea potrebber0 presto avere un modo di “rimuovere l’acqua” dalle loro foto, basato sulla ricerca condotta da Derya Akkaynak e Tali Treibitz all’Università di Haifa (leggi il rapporto qui).

Come spiegato da Akkaynak e Treibitz, “Una foto subacquea è l’equivalente di una scattata in aria, ma coperta da una fitta nebbia colorata“. E mentre gli effetti precisi dell’acqua sulle immagini sono in qualche modo tecnici, non ci vuole molto per riconoscere che l’acqua degrada le immagini, causando una perdita sia di chiarezza che di colore.

Fotografia subacquea
Prima e dopo. La differenza è strepitosa

Grazie all’algoritmo Sea-thru di Akkaynak, progettato per rimuovere i colori e altri problemi ottici creati dall’acqua (quindi propri della Fotografia subacquea), sarà possibile ottenere foto completamente differenti, quasi perfetti. In altre parole, questo algoritmo può essere applicato a una foto subacquea, che è blu (con colori imprecisi), e trasformala in qualcosa che sembra essere stata scattata a terra!

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Per avere un’idea di quello che si può ottenenere grazie a questo algoritmo, date un occhio al seguente video, a firma Scientific American:

Come funziona

Ma come è stato effettivamente sviluppato l’algoritmo e come funziona?

Fondamentalmente, Akkaynak ha scattato una serie di foto subacquee, assicurandosi di posizionare il suo “color palette” nella scena per un riferimento accurato. Alla fine ha raccolto oltre mille immagini in diversi ambienti. Dalle immagini di riferimento, Akkaynak e Treibitz hanno sviluppato un modello che tiene conto dei modi unici in cui la luce interagisce con l’acqua per correggere immagini subacquee per colore e luce.

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Akkaynak e Treibitz avevano in mente scopi accademici quando hanno condotto questa ricerca. L’algoritmo, presentato nel documento di ricerca originale, ha lo scopo di “aiutare a rafforzare la ricerca subacquea in un momento in cui i nostri oceani stanno aumentando lo stress da inquinamento, pesca eccessiva e cambiamenti climatici“, offrendo ai ricercatori un migliore accesso ai dati visivi dalle telecamere subacquee.

Ma è facile capire come l’algoritmo Sea-thru potrebbe essere rilevante per i fotografi subacquei ovunque. Se Sea-thru può rendere le foto più precise e (spesso) più vivide e colorate, ai fotografi subacquei potrebbe piacere usarle sulle proprie immagini?

D’altra parte, c’è la questione se le foto subacquee trasmettano un senso autentico dell’ambiente (subacqueo). Senza i toni blu dell’acqua e la foschia che l’acqua fornisce, le foto potrebbero perdere il senso di meraviglia che proviene dal lavoro sotto il mare.

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Trattasi di punti di vista, ma nel momento in cui si voglia scattare la foto di qualcosa di particolare (che sia un pesce o un relitto in fondo al mare), probabilmente questo algoritmo potrebbe essere la soluzione, permettendo di ottenere una nuova categoria di fotografie.