la fotografia oltre la fotografia

La fotografia è la grande ossessione dei nostri giorni. Tutti sono diventati fotografi, grazie all’avvento del digitale, delle compatte da pochi soldi o degli smartphone. Fotografiamo tutto, dal cibo agli eventi, dalle cose ironiche che ci succedono fino ai drammi. Nulla, in pratica, sfugge all’obiettivo fotografico. Le fotografie sono presenti nono solo nelle classiche forme fisiche o digitali, ma spesso continuano ad esistere nei nostri ricordi, nelle nostre memorie. La fotografia, fatta bene o male, è semplicemente onnipresente, al punto di essere andati oltre la fotografia, almeno come è stata concepita fino ad oggi.

La prevalenza del mezzo non è una cosa nuova, ma si è notevolmente evoluta ed espansa nel tempo, soprattutto ultimamente. Spesso vi è un abuso del mezzo fotografico, con immagini che potremmo o vorremmo evitare, e che grazie ai social network diventano sempre più motivo di interazione tra noi e il mondo esterno o virtuale.

ansel adams
Simmetrie – Ansel Adams

L’eccessivo uso della fotografia porta così a porci delle domande in merito:

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  • Dovrebbe esserci un canone estetico?
  • Se sì, chi dovrebbe definirlo?
  • Le tante foto che i fotografi scattano potrebbero, per assurdo, essere esposte tutte in un museo?
  • Qual è il limite della fotografia? Quando andiamo oltre la fotografia?

Non esiste una risposta certa: sono domande a cui è difficile dare una risposta…sempre che sia possibile trovarne una.

Partiamo allora dal ruolo che ha la fotografia ai giorni nostri. Attualmente ogni singola azione quotidiana (o quasi) viene immortalata in una foto che ovviamente non ha valenza estetica, bensì documentaristica. Ma il suo essere un documento, un’istantanea di azioni quotidiane (molte anche banali) tende a svuotarla quasi della sua importanza. Questo tipo di fotografia, essendo alla portata di tutti, tende ad essere esagerata, ad invadere le nostre vite, le bacheche dei nostri social networks, le nostre menti. Rendendo la fotografia un qualcosa di diverso, di molto differente da ciò che realmente è, offuscando quelle che sono, nella realtà, le vere fotografie.

Fateci caso: osservare una foto artistica diviene molto più complessa, persa nel mare magnum degli scatti quotidiani. E quando siete in grado di trovarla, il vostro approccio è molto più sterile, quasi che non vi importasse: il che non è dovuto all’immagine in se, quanto all’avvelenamento da fotografie che ogni giorno subite.

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Occhio creativo
By: WonderlaneCC BY 2.0

Con il passare del tempo cambia il nostro rapporto con le immagini e persino lo stesso rapporto con le persone o i presunti clienti che si trovano geograficamente distanti da noi: se una volta il contatto fisico era fondamentale (conoscere il fotografo prima di commissionare un lavoro era un must), al giorno d’oggi ci si limita ad un mero contatto virtuale. Ma in questo modo viene meno un’interazione che, a mio avviso, è fondamentale per capire cosa si vuole e cosa il nostro interlocutore è in grado di realizzare. Uno sguardo, un’espressione può dare molte più riposte di una mail, o di una telefonata.

D’altro canto, questa evoluzione ha permesso di raggiungere livelli di interazione inimmaginabili. Prendete per esempio i fotografi che usano i social network per rendere pubblico il loro lavoro, che li usano come mezzo per articolare pensieri, domande e idee. Una fotografia diviene un qualcosa di più di una semplice fotografia in quanto viene inserita in uno spazio (il social network, per esempio) in cui la materia, il contenuto ed il processo si intrecciano per creare qualcosa di brillante. Vi è una trasformazione del significato del gesto fotografico (lo scattare) che diviene l’esplorazione di ciò che il fotografo sta cercando di svelare con quel particolare scatto, così come il modo con cui usa consapevolmente gli strumenti a sua disposizione, spiegando a sua volta tecniche e metodi.

fotografia nella fotografia
garageband / Pixabay

L’evoluzione

È altresì importante notare i cambiamenti fisici che la fotografia contemporanea ha subito, una rivoluzione senza precedenti. La lunga storia d’amore con sostanze chimiche e alogenuri d’argento come base della fotografia commerciale sembra in qualche modo totalmente tramontata, per dare spazio al silicio ed ai suoi sensori. Certo, ci sono ancora artisti che si rifanno alle tecniche storiche e le utilizzano come parte di un consapevole vocabolario fotografico contemporaneo, ma si tratta di una nicchia sempre più piccola, probabilmente destinata, nel giro di qualche anno, a scomparire del tutto.

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La fotografia è divenuta digitale. Si è passati da una fotografia pensata, studiata, voluta ad una fotografia per caso (tanto poi se non mi piace la cancello). Alcuni demonizzano il nuovo modo di concepire la fotografia, sostenendo che la fotografia stessa sia morta con l’avvento del digitale (e che si sia trasformata in qualcosa di totalmente differente), altri stanno iniziando a studiare e a capire il potenziale della tecnologia applicata alla fotografia, reputandola positivo ed interessante.

Uno dei maggiori punti di forza della fotografia digitale è che è per tutti, come la tecnologia d’altronde: possiamo avere l’hobby della fotografia e divertirci con la modifica delle immagini, o possiamo documentare la nostra vita creando un album di foto digitali. Possiamo studiare ed analizzare i nuovi mezzi ed utilizzarli per esplorare le nuove possibilità che ci regala oppure essere dei professionisti e guadagnare con le nostre immagini.

Oltre la fotografia

L’avvento del digitale ha sconvolto, come detto, la fotografia. Si è passati dall’immagine

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oltre la fotografia
By: edward musiakCC BY 2.0

“finita” una volta sviluppata ad un’immagine mai finita. Sempre modificabile. Migliorabile. Il tutto grazie a ciò che della fotografia è divenuto il miglior o peggior alleato: il post processing. Esistono centinaia di programmi che ci permettono di correggere, alterare, modificare, cambiare, illuminare, scurire e chi più ne ha più ne metta.

Quando un programma di editing fotografico viene impiegato su di una foto, l’artisticità della fotografia stessa viene accresciuto oppure ne perde? Una domanda alquanto difficile da rispondere, con tantissimi che sostengono come attraverso la modifica dell’immagine venga alterata la sua purezza e originalità, il suo senso, il suo messaggio. Altri che, al contrario, considerano l’editing dell’immagine come quella possibilità di agire su di essa in maniera creativa, unica, personale. Ovvero come un modo di trasformare una fotografia in un’opera d’arte.

Ognuno di noi ha diverse idee e che vengono svolte e realizzate a modo proprio. Questo porta appunto ad un’originalità che si riversa nelle differenti azioni traducibili in immagini. L’immagine diventa in qualche modo creazione totale, non solo raffigurante ciò che è “in natura” ma anche ciò che si trova nella mente del fotografo che la modifica. Ma quali sono i limiti di questa creazione? Dovremmo limitarci a creare la composizione perfetta o possiamo sconfinare nel post processing per aggiungere qualcosa?