Jeremy Horner, il fotoreporter di viaggio

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Jeremy Horner è un fotoreporter di viaggio, con alle spalle oltre 30 anni di viaggi e tantissimi fotoreportage in Sud America, nella penisola araba e nel sud-est asiatico. Membro di Panos Pictures ed autore di numerosi libri fotografici (in particolare incentrati sulla Colombia, uno dei paesi dove il fotografo ha vissuto per un certo periodo e che maggiormente l’hanno colpito), ha avuto modo di pubblicare alcuni suoi scatti su riviste prestigiose quali Nat Geo, Life, GEO.

Quando hai capito di voler essere un fotografo?
Ho studiato geologia all’Università e ho fatto alcuni favolosi viaggi in posti splendidi come in Scozia, sulle Alpi francesi o a  Cipro. Ero divenuto “distratto” ed è stato grazie al film Koyaanisqaatsi (lingua indiana, significa più o meno vita in fermento – un time lapse musicato da Philip Glass e avente come soggetto principale i paesaggi rurali ed urbani americani) che ho finalmente compreso. Mi sono reso conto, quando ho visto quel film al cinema, che era giunto il momento di valutare la la mia sensazione, la mia percezione visiva del mondo,  commentare il mondo intorno a me e non solo osservarlo.

Dando un’occhiata alle tue foto, si nota che hai viaggiato parecchio. Qual è stato il viaggio più memorabile, quella che non si può dimenticare e perché?
Ho vissuto in Colombia nei primi anni novanta. Il periodo nel paese sudamericano è stato il viaggio della vita: è fuorviante pensare della Colombia solo come un paese, ci sono tanti mondi all’interno dei suoi confini. Non credo che esista un altro paese che possa solo paragonarsi alla Colombia.

Quale pensi sia stata la chiave per il successo della tua carriera?
Il momento perfetto per essere un fotografo di viaggio sarebbe stato nascere nel 1950, in quanto questo sarebbe perfettamente coinciso con l’onda di sviluppo del cinema e delle attrezzature fotografiche, nonché nelle capacità di esplorare un pianeta ancora relativamente sconosciuto. Ho avuto la fortuna di prendere una parte significativa di quest’onda, ma molti progetti sono stati complicati, contrastati dalla comparsa di Internet e dell’avvento dell’era digitale, nonché dalla riluttanza degli editori ad assumersi rischi finanziari.

Quali competenze o tratti caratteriali pensi che un grande fotografo di viaggi debba possedere?
Bisogna essere motivati ​​dal viaggio che si vuole intraprendere, essere pervasi dal senso di libertà che ne può derivare, così come essere curiosi di altre culture. Devi imparare a godere della tua compagnia, in quanto viaggiare comporta una buona dose di solitudine. E’ di aiuto essere una persona socievole in quanto molte opportunità fotografiche si si basano sull’interazione con gli altri, sia per l’organizzazione (essere nel posto giusto al momento giusto) sia per trattare con i soggetti stessi.

Il senso dell’umorismo è di vitale importanza. Il modo in cui vi comportate ha e avrà un impatto significativo sulle vostre immagini e sui vostri ricordi. Io non sono un fotografo tecnico. Essere tecnicamente competente è ovviamente necessario, ma se si seguono troppe regole strutturate si rischia di pedere il momento cruciale, l’opportunità di scattare una foto. Imparate la tecnica, poi non pensateci più.

Se potessi tornare indietro di dieci anni, che consiglio daresti a te stesso?
Grande domanda. Mi consiglierei di valutare più attentamente le implicazioni della rete web (Internet) ed il modo in cui le persone vedono la fotografia. Mi consiglierei di correre più rischi: la vita è più breve di quanto si creda, e lo si capisce solo quando si invecchia.

C’è qualcosa in particolare che vorresti farci sapere di te?
Amo l’Italia e per certi versi mi sento più a casa con gli italiani che i miei compatrioti. I miei amici latini dicono che il mio Englishness è solo un travestimento ;-).

Il tuo scatto (o incarico) da sogno: Quale potrebbe essere?
Domanda difficile. Probabilmente potrebbe essere un viaggio avventuroso attraverso differenti luoghi unificati da un tema storico comune. Vorrei realizzare qualcosa che nessuno ha mai visto fino ad ora.

Qualche parola o consiglio per i fotografi di domani?
Seguite il vostro istinto e imparate a riconoscere se le persone incontrate nel vostro percorso sono in grado di contribuire o sminuire i vostri obiettivi. Usate un’attrezzatura minima e imparate a vedere. I vostri occhi e le vostre gambe sono i pezzi più importanti della vostra “attrezzatura” fotografica.

Nonostante i progressi nella tecnologia delle fotocamere, le splendide foto sono sfuggenti e richiedono la conoscenza di sé nonché la capacità di cercarle. Non ci sono scorciatoie, ed è importante godersi il viaggio. Sviluppate la vostra visione, abbiate fiducia in essa, e alla fine questa vi ricompenserà oltre ogni immaginazione.

Potete visionare i lavori ad alta risoluzione (e senza watermark) di Jeremy Horner sul suo sito web, nonché consultare l’intera bibliografia dello stesso. Autore. Ricordo che tutte le immagini seguenti sono di proprietà di Jeremy Horner, che ne detiene tutti i diritti.

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Fondatore di Fotografare in Digitale, ho sempre amato il mondo della fotografia e la possibilità di catturare un momento, un attimo, una sensazione tramite un semplice scatto. Nato come fotografo per caso quando misi le mani sulla mia prima Nikon D1, ho ampliato le mie conoscenze ed esperienze fotografiche, decidendo quindi di condividerle con chiunque fosse interessato alla fotografia. Sono un fotografo amatoriale di buon livello e continuo imperterrito a girare per le città con la fedele Nikon (ora una D800) appesa al collo.