Perché fotografare i muri

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Spesso nel mondo che ci circonda, ci sono elementi a cui non diamo nessuna importanza, presupponendo che non possono celare nessun tipo di particolarità per cui perdere tempo ad immortalarli. Mai presupposto (o meglio, pregiudizio, in questo caso) fu così errato. Per esempio, avete mai pensato a fotografare i muri?

A volte sono proprio gli elementi apparentemente insignificanti ad avere qualcosa da raccontare e quel qualcosa da raccontare non vede l’ora di essere immortalato da un fotografo in grado di notarlo e con la volontà di condividere ciò che ha visto con tutti coloro che, fino a quel momento, non sono mai stati in grado di vederlo.

Ecco perché a volte, persino fotografare i muri(anche semplici e nude) ha il suo perché, esattamente come quando si fotografano altri soggetti che hanno dalla loro parte il vantaggio di catturare molto più facilmente lo sguardo e l’attenzione dei passanti. Se vuoi avventurarti lungo questo percorso, ti darò 4 valide ragioni per cui dovresti fotografare dei semplici muri prima di poterti ritenere realmente “dentro” al mondo della street photography.

fotografare i muri
By: Tim GreenCC BY 2.0

Fotografare i muri: la memoria dei muri

Ogni pezzo di una qualsiasi parete, ha una storia da raccontare. Alcuni degli elementi artificiali più “antichi” presenti nei nostri scatti sono proprio i muri e le pareti di cemento, che costituiscono gli edifici che vediamo ogni giorno, ormai da tempi immemori. Ci sono muri che possono raccontare secoli di storia ed è proprio questo uno degli elementi a favore di questo tipo di fotografia.

Una parete può raccontare una o più storie: la maggior parte di esse ha superato la cosiddetta “prova del tempo” sopravvivendo ad intemperie, atti vandalici e chi più ne ha più ne metta. E sono proprio queste storie che questi muri ci possono raccontare.

Ogni evento, naturale o artificiale che sia, con il tempo segna in maniera inevitabile questi elementi, rendendoli perfetti testimoni di ciò che è accaduto negli anni. I più piccoli elementi che vediamo giornalmente, rappresentato la storia di quella determinata parete e sta a noi fotografi documentare cosa ha vissuto quel determinato elemento.

A partire da muri logorati dalla pioggia e dagli eventi atmosferici, fino ad arrivare a muri danneggiati da strisciate di veicoli e altri oggetti, passando per scritte e disegni: sono davvero tanti gli elementi che si possono rappresentare, se si ha abbastanza “occhio” per vederli.

fotografare i muri
By: Andy MaguireCC BY 2.0

Fotografare i muri: l’arte dell’astrattismo

Fotografare i muri, che siano di semplice cemento o altro materiale, può sembrare addirittura stupido ma se ci fermassimo un attimo ad esaminare i dettagli con altri occhi, da un altro punto di vista, ci renderemo conto che non è affatto così.

Potremmo quasi paragonare questo particolare tipo di forma fotografica all’astrattismo tipico del periodo dell’espressionismo. In questa forma artistica, si dà importanza alle forme, ai colori, alle linee e a tutti quegli elementi che presi singolarmente potrebbero sembrare senza senso.

Per la prima volta, infatti, l’importanza non è concentrata sulle figure rappresentate nel disegno ma sulla spontaneità di ciò che si vuole rappresentare.

Questa forma fotografica è esattamente così: invece di immortalare i comuni soggetti, che attraggono solitamente l’attenzione di tutti (fotografi e non), si immortala un oggetto fermo e apparentemente senza significato che può, però, attraverso le sue forme, i suoi colori e le sue imperfezioni, creare qualcosa di unico, in grado di trasmettere, tramite le sensazioni e non tramite le rappresentazioni figurative, la storia di ciò che si rappresenta.

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By: Scott WilcoxsonCC BY 2.0

Fotografare li muri: la bellezza sta nei piccoli particolari

Cosa ci sarà mai di bello nel fotografare una nuda parete di cemento? Probabilmente nulla, per la stragrande maggioranza delle persone. Tutti vedono centinaia di muri al giorno ma nessuno ci fa caso in quanto ritenute poco interessanti.

E’ proprio questo pregiudizio che va superato, per permettere di aprire nuove vedute sul mondo della fotografia. D’altronde è proprio questo che fa la fotografia: ricerca le linee, le luci, i colori e li enfatizza tramite un singolo scatto.

Fotografare una parete va ad enfatizzare tutti i piccoli dettagli che caratterizzano la parete stessa, andando a ricercare la bellezza di quei piccoli particolari che renderanno unica la nostra foto. E’ proprio questo il concetto da apprendere: la bellezza di ciò che sembra assolutamente piatto e minimale.

Chi vedrà i nostri scatti, si renderà poi conto della bellezza di un qualcosa di così semplice che documenta la storia del posto in cui si trova.

Fotografare i muri: il mondo è bello perché è vario

Non troverai praticamente mai due muri perfettamente uguali tra di loro. Questo perché ogni parete è esposta agli agenti atmosferici in diverso modo, o è stata oggetto di graffiti, scritte e disegni vari, o ancora è stata colpita da degli oggetti o da dei veicoli in fase di manovra.

Oltre a questi agenti “esterni”, è possibile che una parete abbia delle crepe o dei danni nella struttura, o ancora dei difetti di verniciatura e chi più ne ha più ne metta.

E’ proprio questa varietà a rendere il soggetto sempre diverso e sempre interessante, seppur chi ci vedrà fotografare un muro penserà che non c’è nulla di bello o interessante in questo. In realtà c’è un qualcosa di mistico e bello al tempo stesso in quello che stiamo per fotografare, di cui si accorgono ben pochi e sarà proprio questo il compito del fotografo: documentare quello che lui vede, per renderlo accessibile anche a tutti gli altri.

Se inizierai a guardarti intorno durante le tue uscite fotografiche, noterai dettagli che prima non ti sono mai balzati all’occhio. Ti sorprenderai nel notare quante cose sono sempre state lì, nell’ombra, senza mai essere notate.

In fin dei conti, i muri sono ovunque e di conseguenza non ci vorrà molto a notarne qualcuna che ha qualcosa di particolare, quel qualcosa che, alla fine, è semplicemente la sua storia.

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Nato come grafico, mi sono subito appassionato al mondo del foto ritocco, quando il mio unico mezzo fotografico era il mio cellulare (ormai non era più tempo di scattare con i rullini, il mondo digitale aveva preso il suo monopolio). Ho iniziato gradualmente ad apprezzare sempre di più quest’arte quando ho avuto per le mani la mia prima bridge Fujifilm con cui ho sperimentato diversi stili di fotografia. Al momento sono inseparabile dalla mia Nikon che, nonostante sia un’entry level, mi ha aperto una nuova finestra sul mondo.